Chiesa di Sant’Antonio al Seggio

RUBRICA – AVERSA DELLE CENTO CHIESE

(a cura di Paolo Di Grazia)

Questa è la chiesa di Sant’Antonio da Padova un tesoro unico che Aversa rischia seriamente di perdere per sempre se non si interviene subito provvedendo a metterla in sicurezza.

facciata della chiesa di Sant’Antonio in piazzetta Lucarelli, accanto ingresso del convento francescano

La chiesa in sé ha un primato ed una una storia particolare, infatti pochi sanno che è la prima al mondo ad essere stata dedicata al santo nativo di Lisbona, ma conosciuto da tutti come “Sant’Antonio da Padova”. Inizialmente nacque come chiesa di Sant’Antonio Abate e fu dedicata a quello Padovano subito dopo la santificazione di quest’ultimo avvenuta nel 1232.

La struttura si presenta a campata unica con grande arco a sesto acuto a delimitarne l’area absidale, lo stesso a pianta quadra avente la volta a crociera divisa in quattro parti con la parete centrale impreziosita da una grande trifora con vetrate artistiche. Il suo altare settecentesco in marmo policromo ha lo stemma dei francescani; di particolare interesse sono: l’organo a canne, è uno dei più grandi presenti nella nostra provincia, il crocifisso ligneo del XVI sec. e le tele di vari artisti.

In origine era tutta in stile gotico, subì un massiccio restauro dopo il sisma del 1694 che ne causò anche il crollo della cupola absidale, i lavori che ne seguiremo ne alterarono lo stile originario dandone uno prevalentemente barocco, nel 1805 sempre a causa di un’altro sisma subì altri danni con il crollo parziale della parete esterna che da su via seggio, fu oggetto di nuovi restauri i quali riportarono alla luce anche un ingresso secondario in stile gotico, lo stesso che attualmente si può ammirare adibito ad edicola votiva esterna con un affresco tenuto in pessime condizioni.

Altri restauri sono dovuti sempre al sisma, stavolta a quello del 1980 che ne causarono anche il momentaneo allontanamento dei frati che vi fecero ritorno soltanto nel 1992, per poi rilasciare la struttura circa tre anni fa a causa delle infiltrazioni che interessano tutto il complesso monumentale con un conseguente rischio di crollo.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Villa Literno

(di Angelo Cirillo)

Molto diffuso a Villa Literno è il culto di Sant’Tammaro, vescovo e confessore, attivo in Campania nel V sec. e venerato nel santuario principale della Basalica omonima di Grumo Nevano.

La chiesa di Villa Literno, intitolata alla Vergine Assunta in Cielo, L’attuale chiesa parrocchiale, dedicata al culto congiunto di Maria e dei Santi Tammaro e Marco, è nota come parrocchia già dal 1560. Nelle fonti antiche è chiamata Santa Maria del Castello di Vico per la presenza di un antica fortezza-monastero demolita nello scorso secolo.

Agli inizi del XIX sec. risale l’attuale chiesa parrocchiale, realizzata sulla precedente, che presenta un impianto a tre navate ed una struttura di gusto ottocentesco. L’interno, preceduto da una facciata con due entrate affiancata da un campanile di stile rinascimentale, presenta una struttura a tre navate supportate da archi a tutto sesto; all’incrocio con il transetto si eleva una bassa cupola. Lungo le navate e il transetto si aprono numerose cappelle con statue dei santi titolari. La cappella dedicata a San Tammaro è situata nella parte sinistra del transetto e accoglie su un altare, allocato a sua volta in una struttura a forma di tempio, la venerata statua del Santo Patrono, nel cui petto, all’interno di una finestrella, si conserva una reliquia. Questa è costituita da un pezzo dell’osso del braccio, e venne donata alla comunità liternese dalla parrocchia di Grumo Nevano.

La facciata, divisa e confusa,  sembra non rispecchiare l’arte interna e si discosta dalla struttura dell’attiguo campanile, che ricopia l’arte rinascimentale.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

La Chiesa di San Pietro in Vinculis ex parrocchia di Isola a Casapesenna

(di Angelo Cirillo)

Appena fuori dal centro abitato di Casapesenna, in prossimità del confine con San Cipriano d’Aversa e San Marcellino, lungo via Isola è ancora possibile incontrare la Chiesa San Pietro in Vinculis. La chiesa è tutto ciò che rimane del Casale d’Isola, un tempo feudo autonomo, che scomparve come borgata e come parrocchia nel XIX sec.

L’attuale edificio appare in un impianto tardo-quattrocentesco ma sicuramente la chiesa è di arginine precedente. Le remote Sante Visite Pastorali nominano la Parrocchia di “San Pietro in Vincoli” di fattura quattrocentesca. Dalle Rationes decimarum sappiamo che ad Isola esisteva una chiesa intitolata a San Pietro in Vinculis con il sacerdote Domenico de Mobilia che nel 1324 corrispondeva la decima per questo tempio. La parrocchia compare nel 1602 nella Santa Visita del Vescovo Bernardino Morra e poi nuovamente in quella del cardinale Innico Caracciolo informandoci delle sue pertinenze: una casa per il parroco di due vani, una quarta di terra per il giardinetto, un cortile.

Altra informazione, sempre dalla visita del cardinale Caracciolo, è una dichiarazione che fa il parroco del tempo in aggiunta: <<Dico che nella mia Chiesa vi sono tre sepolture, una particolare o si dice che sia di alcune persone di San Marcellino,e due comuni di grandi e fanciulli; la Parrocchia conta 67 persone, divise in 11 case>>.

Eretta come chiesa parrocchiale all’epoca del Concilio di Trento per la cura delle poche anime del Casale d’Isola la chiesa ha cessato queste funzioni nel 1854, tanto che nella Santa Visita di Antonio Teutonico del 1940 la chiesa di San Pietro è citata come “ex Parrocchia”. Motivo del declassamento di questa parrocchia: non beneficiava di abbastanza rendite per il sostentamento di un parroco secondo le disposizioni sinodali del tempo visto che aveva soltanto 4 moggi di terreno.

La chiesa di San Pietro in Vinculis custodisce tuttora tela raffigurante il Santo ed un affresco raffigurante Santa Maria delle Grazie. La chiesa ormai ha perso l’antica sacrestia e la cappella gentilizia poste sul lato sinistro della chiesa che furono demolite negli anni ’70 e mai più ricostruite, così come inevitabilmente persi sono il soffitto originale e l’antico tetto furono abbattuti per far posto ad una copertura in cemento e laterizi, ugualmente persi sono il pavimento maiolicato e la cantoria.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Un paretano incoronò Carlo III di Borbone

di Ortensio Falco

Fu l’arcivescovo Matteo Basile, nativo di Parete, ad incoronare Carlo III di Borbone come redi Sicilie il 13 Luglio 1735 nella Cattedrale di Palermo. Spettava infatti al primate di Sicilia, la cui dignità storicamente coincide con quella di arcivescovo di Palermo, incoronare il nuovo sovrano consacrandolo re.

Matteo Basile era pronipote del più famoso Giambattista Basile, autore del “Pentamerone”, nacque a Parete il 3 Novembre 1673 venendo battezzato nella chiesa San Pietro Apostolo con il nome di Matteo Paolo Baldassarre Costantino. Divenuto frate dei Minori Osservanti sostò nel 1730 nel convento di Aversa che sorgeva dove oggi si trova il Manicomio della Maddalena.

Definito lettore giubilato dottissimo, ricoprì le cariche più onorevoli della sua carriera ecclesiastica nel decennio che va dal 1726 al 1736, periodo in cui, per i primi tre anni, fu eletto vicario generale dell’Ordine francescano ed elevato a ministro generale da papa Benedetto XIII. Il 3 Settembre 1731 fu eletto arcivescovo metropolita di Palermo , carica che mantenne fino alla morte il 24 gennaio del 1736.

Per lui fu realizzato un sontuoso sepolcro fatto erigere dal sovrano Carlo III nella Cattedrale di Palermo ma come ci riporta Gaetano Corrado, cultore di storia paretano, questo monumento fu demolito dall’architetto Fuga: <<Il cadavere di quest’arcivescovo fu tumulato in cattedrale, ma l’immoralità dell’architetto cav. Fuga, nella deformazione di questo duomo nel 1781, confuse il corpo di mons. Basile con altri ossami di antichi arivescovi che confusamente furono chiusi nelle tombe di antica pietra nel Tutto Santi>>.

Dal 2017 nel Museo Diocesano di Palermo l’anno scorso è stato esposto al pubblico un ritratto dell’arcivescovo del pittore fiammingo Guglielmo Borremas, al quale il Basile, nel 1733, aveva commissionato gli affreschi del Palazzzo Arcivescovile.

Guglielmo Borremons, Ritratto dell’Arcivescovo Matteo Basile, olio su tela, quarto decennio del XVIII secolo, 125×100
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

I Rebursa di Aversa

(dal Centro Studi Normanni)

La chiesa ed il monastero di San Francesco ad Aversa fanno risalire il loro nucleo originale alla cappella del 1230 dell’antico castello della strorica famiglia aversana dei Rebursa.

La famiglia si estinse nel XIII sec. per un motivo alquanto singolare che cercherò di illustrare con un breve cenno storico., I maschi di questa casata furono trucidati a seguito della vittoria di Carlo I d’Angiò nella battaglia di Benevento contro Manfredi di Sicilia, in quanto questi nel fare rientro da vincitore in Napoli capitale designata del Regno, passando per Aversa fu omaggiato da una parte degli aversani i quali gli consegnarono simbolicamente anche le chiavi della città.

Nel contempo in un’altra zona della città scoppiò una rivolta contro Carlo I d’Angiò , rivolta capeggiata dal nobile Aversano Riccardo Rebursa , il quale fedele alle sue origini Normanne caldeggiava l’ascesa al trono di Napoli da parte degli Svevi schierandosi con l’imperatore Corradino. La rivolta fu subito sedata, il nobile Rebursa fu giustiziato pubblicamente mediante decapitazione.

Le donne invece, furono risparmiate ed in segno di clemenza gli venne concesso di continuare a vivere nel loro palazzo. A seguito di ciò tutto il complesso abitativo per volere delle donne di quella famiglia ormai rimaste sole, venne trasformato gradualmente in convento e casa di clausura. 

N.B. estratto da San Francesco di Aversa di Paolo Di Grazia

PER APPROFONDIRE

  • Lello Moscia, 1997, Aversa. Tra vie, piazze e chiese, LER Editrice;
  • Angelo Cirillo, 2018, I Rebursa. Una vicenda europea, Consulta della Pastorale Universitaria e della Cultura, Aversa.
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Il Monastero di San Biagio

RUBRICA – AVERSA DELLE CENTO CHIESE

(a cura di Paolo Di Grazia)

La chiesa di San Biagio, all’interno di uno dei più antichi complessi claustrali benedettini, è un vero tesoro che e viene aperta al culto pubblico solo in occasioni speciali.

Facciata del complesso monumentale di San Biagio con ingresso alla chiesa del monastero

La sua data di fondazione è incerta anche se secondo studiosi si hanno notizie della sua esistenza già dal 1043 in piena epoca normanna. A quel tempo le figlie femmine dei nobili specie quelle che non contraevano matrimoni con maschi di altre casate nobili venivano avviate alla vita monastica, infatti tra le prime badesse del monastero figura anche una Riccarda sorella di Riccardo I Drengot conte di Aversa.

Il monasterto crebbe di tale importanza al punto che già dal 1227 godeva di protezione e privilegi dai regnanti e Papi del tempo. Parlando della chiesa come la vediamo adesso è in stile barocco, nel 1616 fu rimaneggiata dall’architetto Tomaselli de Arco, che ne affidò i lavori a Donato Iovine, mentre, nel 1718 a Francesco Maggi e G. Battista Nauclerio, fu affidata la messa in opera del portale in piperno. La facciata è semplice, lineare con tre portali i due laterali sono sormontati da tondino raffiguranti i santi San Benedetto e San Mauro, secondo alcuni esperti quest’ultimo potrebbe essere San Placidio .

Varcato l’ingresso principale si accede al Pronao da dove si può accedere sia in monastero nonché in chiesa. La navata si presenta a croce romana con sei cappelle laterali per parte tra quelle a sx vi è la più importante dedicata a San Biagio mentre la quinta a dx è occupata da un magnifico organo del XVIII sec. il presbiterio invece è delimitato da una balaustra. È ricca di opere pittoriche prevalentemente incentrate sui santi benedettini come si può notare dalle cinque tele sulla controfacciata, e nelle cappelle, opere attribuite a pittori come Pietro di Martino, G.B.Lama, Vaccaro e Andrea Starace,, mentre la pala d’altare del martirio di San Biagio, di recente è stato scoperto senza alcun ombra di dubbio essere opera di Giovan Lorenzo Firello, curioso il fatto che parte del compenso di questa bellissima opera sia stato pagato con dello zucchero,.. da precisare che la scoperta è stata fatta di recente dalla studiosa Paola Improda.

L’altare in marmo policromo oltre alla pala d’altare succitata e sormontata anche da un meraviglioso baldacchino ligneo del 1700. La soffitta in origine era in legno dorato e ricca di dipinti, durante l’ultimo conflitto mondiale fu distrutta e rifatta come la vediamo adesso, da precisare che l’ultimo restauro è stato effettuato tra il 1956 e 1986 voluto dalla badessa Parisi. Per chi volesse saperne di più vi sono articoli dettagliatissimi nei minimi particolari redatti da illustri studiosi.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Niccolò Jommelli

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Sant’Audeno vescovo normanno

(dal Centro Studi Normanni)

Audeno è conosciuto in Francia come Ouen, in Inghilterra e nei paesi di lingua inglese come Ouen, Owen, e Aldwin come si puo rilevare nel “Grande dizionario illustrato dei santi” dell’Abbazia Sant’Agostino di Ramsgate. Il nome latino del santo è Audoenus anche se nel libro da lui stesso scritto e dedicato alla vita del suo amico Elois (Eligio) il nome è riportato come Audoin Dado. Quello Italiano è Audoeno come si può leggere nella pagina a lui dedicata in Bibliotheca Sanctorum.

Il santo quasi sconosciuto in Italia, è noto solo nei luoghi di dominazione normanna, soprattutto in Campania e Puglia. In Campania ci sono con certezza almeno tre chiese consacrate al santo, una ad Aversa (Caserta), abbandonata nel secolo scorso, che era anche sede di una parrocchia poi trasferita nella chiesa della SS. Trinità, una a Serra di Pratola Serra (Avellino) anch’essa sede parrocchiale e chiesa madre del paese il cui patrono e appunto S. Audeno, l’ultima, una piccola cappella normanna del XII secolo si trova a Montaperto di Montemiletto (Avellino). In Puglia a Bisceglie (Bari) c’è una delle più antiche chiese consacrate al santo, costruita dai normanni nel 1074; l’Abbazia Curata di S. Adoeno, è con questo nome che il santo è la conosciuto.

Audoeno è nato nel 609 o nel 610 a Sancy nei dintorni di Soissons a nord est di Parigi, in quel territorio che faceva allora parte del regno Franco di Neustria. Suo padre, Authario, e sua madre, Aiga, appartenevano alla stirpe Gallo-Romana. Subito dopo la sua nascita si trasferirono a Ussy-sur-Marne, dove Audoeno trascorse la sua infanzia, durante la quale secondo la tradizione sono collocati una serie di eventi che destarono meraviglia. Ricevette una pia educazione cristiana e fanciullo, fu benedetto da san Colombano, ospite dei genitori .

Lo mandarono poi all’Abbazia di S. Medardo dove fu istruito e per le sue qualità fu accolto cordialmente alla corte di Clotario II, poco prima della morte di quel principe. Il suo successore, Dagoberto I, lo nominò suo referendario o cancelliere e trasse molto profitto dal suo talento e cultura. Lo incaricò di missioni importanti e, gli affidò il compito di compilare il codice della legge Salica. Conobbe a corte e strinse amicizia con Eligio, Sulpizio, Desiderio e altri tutti futuri vescovi e santi. Aiutò il fratello Ado nella fondazione del monastero di Jouarre presso Meaux e nel 634 con l’aiuto dei suoi parenti fondò l’Abbazia di Rabais, richiese dei monaci a Luxeuil per popolare la nuova fondazione che fu approvata da Dagoberto e dal vescovo di Meaux. Dagoberto cercò di convincerlo a non farsi monaco, e malgrado il fatto che Audoeno fosse un laico, praticò e promosse la religione combattendo la piaga della simonia. Audoeno e Eligio, nonostante il disordine morale del re franco, lo servirono fedelmente. Quando Dagoberto morì, malgrado Clodoveo II avesse confermato Audoeno come cancelliere, decisero di lasciare tutti gli incarichi secolari, e abbandonare la corte per dedicarsi in clausura agli studi teologici dai quali erano attratti.
Qualche tempo dopo La fama della pietà di Audoeno fece si che egli nel 640 fosse eletto ancora laico vescovo di Rouen sede arcivescovile vacante dalla morte di S. Romano. Eletto nel 639, fu consacrato a Rouen ventiquattresimo vescovo di quella diocesi il 21 maggio, del 640, insieme al suo amico S. Eligio, (che divenne Vescovo di Moyon). Il 13 maggio 641, dopo aver trascorso un anno nell’approfondire lo studio della dottrina fu ordinato sacerdote da Dieudonne, Vescovo di Macon.

Dopo aver partecipato al concilio di Chalon-sur-Saone 647-649, Audoeno consacrò la chiesa di Jumiges, incoraggiò la cultura cristiana e promosse il monachesimo fondando monasteri tra i quali noto quello di Fontanelle, particolare cura mise nel proteggere e favorire la vita monastica nella sua diocesi, aiutato anche da S. Filiberto e S. Wandrillo, già suoi amici di corte. Divenne noto per la sua austerità personale e le sua carità. Sostenne attività missionarie in luoghi pagani. La Diocesi di Rouen, nella quale c’erano ancora circondari barbari, dai quale il paganesimo non era scomparso, fu trasformata sotto l’amministrazione di S. Audoeno. il quale riuscì a cancellare l’adorazione agli dei pagani. Nel 675 o nel 676 Audoeno compì un pellegrinaggio a Roma.

Di quando in quando l’uomo di stato riapparve in Audoeno. Per citare alcuni esempi: fu uno dei consiglieri di Batilde, madre di Clodoveo II prematuramente scomparso, reggente del regno di Neustria; quando la regina fu costretta a ritirarsi nell’abbazia di Chelles per volere di Ebroin, maestro di palazzo, Audoeno non perdette la sua influenza a corte stabilendo relazioni cordiali con quest’ultimo, e sostenendolo nel suo conflitto contro l’aristocrazia. Dopo la morte di Ebroin all’invito di Thierry I andò a Colonia per una difficile missione diplomatica da svolgere presso Pipino d’Hèristal, è riuscì a riportare la pace tra Neustria ed Austrasia. Nel 684, di ritorno da Colonia si ammalò è morì, il 24 agosto nel territorio di Clichy, nel luogo che oggi porta il suo nome. Il suo corpo, portato a Rouen fu sepolto nell’Abbazia di S. Pietro che da allora prese il suo nome, fu traslato in varie epoche, nel 842, 918, e infine nel 1890. S. Audoeno, che è sopravvissuto a S. Eligio, ha scritto un libro sulla vita del suo amico. Questa biografia, che è uno dei monumenti storici più autentici del settimo secolo, contiene una quantità di informazioni preziosa riguardo all’educazione morale e religiosa di quel tempo, è stato pubblicato per la prima volta da Dom Luc d’Achery nel vol. V del suo “Spicilegium”.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Il Castello di Casaluce

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Il Centro Studi Normanni

(di Fabio Giuliano)

Il Centro Studi Normanni (C.S.N.) è un istituto di ricerca storico-scientifica avente sede nella città di Aversa (CE), prima città di fondazione normanna nell’Italia meridionale.

Il Centro nasce nel 2006 ad opera di un gruppo di studiosi e appassionati di storia aversana e viene riformato nel 2019 con l’apertura a nuove discipline, non prettamente storiche, come scienza, tecnologia, economia, arte. Rimane viva nello spirito e nella missione del Centro Studi Normanni la mission di approfondire e divulgare le ricerche sullo sviluppo della civiltà normanna, dell’identità culturale e antropologica dell’Agro aversano, dei rapporti con gli enti di ricerca (università, scuole, istituti, enti pubblici e privati).

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento