Il Monastero di San Biagio

RUBRICA – AVERSA DELLE CENTO CHIESE

(a cura di Paolo Di Grazia)

La chiesa di San Biagio, all’interno di uno dei più antichi complessi claustrali benedettini, è un vero tesoro che e viene aperta al culto pubblico solo in occasioni speciali.

Facciata del complesso monumentale di San Biagio con ingresso alla chiesa del monastero

La sua data di fondazione è incerta anche se secondo studiosi si hanno notizie della sua esistenza già dal 1043 in piena epoca normanna. A quel tempo le figlie femmine dei nobili specie quelle che non contraevano matrimoni con maschi di altre casate nobili venivano avviate alla vita monastica, infatti tra le prime badesse del monastero figura anche una Riccarda sorella di Riccardo I Drengot conte di Aversa.

Il monasterto crebbe di tale importanza al punto che già dal 1227 godeva di protezione e privilegi dai regnanti e Papi del tempo. Parlando della chiesa come la vediamo adesso è in stile barocco, nel 1616 fu rimaneggiata dall’architetto Tomaselli de Arco, che ne affidò i lavori a Donato Iovine, mentre, nel 1718 a Francesco Maggi e G. Battista Nauclerio, fu affidata la messa in opera del portale in piperno. La facciata è semplice, lineare con tre portali i due laterali sono sormontati da tondino raffiguranti i santi San Benedetto e San Mauro, secondo alcuni esperti quest’ultimo potrebbe essere San Placidio .

Varcato l’ingresso principale si accede al Pronao da dove si può accedere sia in monastero nonché in chiesa. La navata si presenta a croce romana con sei cappelle laterali per parte tra quelle a sx vi è la più importante dedicata a San Biagio mentre la quinta a dx è occupata da un magnifico organo del XVIII sec. il presbiterio invece è delimitato da una balaustra. È ricca di opere pittoriche prevalentemente incentrate sui santi benedettini come si può notare dalle cinque tele sulla controfacciata, e nelle cappelle, opere attribuite a pittori come Pietro di Martino, G.B.Lama, Vaccaro e Andrea Starace,, mentre la pala d’altare del martirio di San Biagio, di recente è stato scoperto senza alcun ombra di dubbio essere opera di Giovan Lorenzo Firello, curioso il fatto che parte del compenso di questa bellissima opera sia stato pagato con dello zucchero,.. da precisare che la scoperta è stata fatta di recente dalla studiosa Paola Improda.

L’altare in marmo policromo oltre alla pala d’altare succitata e sormontata anche da un meraviglioso baldacchino ligneo del 1700. La soffitta in origine era in legno dorato e ricca di dipinti, durante l’ultimo conflitto mondiale fu distrutta e rifatta come la vediamo adesso, da precisare che l’ultimo restauro è stato effettuato tra il 1956 e 1986 voluto dalla badessa Parisi. Per chi volesse saperne di più vi sono articoli dettagliatissimi nei minimi particolari redatti da illustri studiosi.

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