Le sensazioni imperscrutabili dell’Estasi di Santa Teresa

Le sensazioni imperscrutabili dell’Estasi di Santa Teresa

RUBRICA – DOSSIER

(a cura di Salvatore Setola)

Questa scultura è una delle mie opere preferite. Rappresenta un’estasi mistica. Ma rappresenta anche un orgasmo femminile, che – tra i piaceri carnali – è forse il più trascendente.

L’autore è Gian Lorenzo Bernini, massimo scultore del Barocco italiano. La santa rappresentata è Teresa d’Avila, una mistica spagnola vissuta nel Cinquecento alla cui vicenda è legato l’episodio della Transverberazione, ossia la trafittura del cuore da parte di un angelo con un dardo infuocato che – stando alle parole della stessa santa – le aveva infiammato il cuore facendole emettere gemiti di infinita dolcezza.

Ora, suppongo che Bernini – pur avendo letto il memoriale di Teresa e i precetti spirituali di Ignazio di Loyola – non avesse mai provato un’estasi mistica e dunque non potesse comprendere precisamente a che tipo di percezione sensoriale e sovrasensoriale lei si riferisse. In che modo dunque tradurre in un’immagine fedele e persuasiva (come l’estetica barocca imponeva) le sensazioni imperscrutabili raccontate da Teresa così da renderle intellegibili anche a chi, come la maggior parte delle persone, non ha mai avuto una visione divina? Evidentemente, la risposta poteva essere solo una: il sesso.

Come l’arte il sesso è gioco, e proprio per questo è una cosa seria. Ri-crea il mondo, non lo imita. Nietzsche diceva che si diventa maturi quando, adulti, ritroviamo la stessa serietà che da bambini mettevamo nel gioco. Dal canto suo,  Carmelo Bene contrapponeva il gioco allo scherzo optando per il primo – che era prerogativa dei bambini – contro il secondo, una contraffazione adulta del gioco. Quando due persone scherzano, vuol dire che stanno fingendo qualcosa. Due adulti che scopano senza legami spirituali profondi, fanno qualcosa sicuramente di piacevole e spassoso, ma scherzano, cioè letteralmente fingono di amarsi.

Se invece tra di loro scorre un flusso spirituale e mentale molto forte, allora si mettono – altrettanto letteralmente – in gioco. Si divertono, ridono e sorridono. Sono partecipi di un dono divino: la gioia. Proprio come quando da bambini mettevano amore e impegno nel giocare- chessò – coi Lego. Da quei mattoncini dipendeva il futuro dell’ingegneria e dell’architettura, il futuro di un’intera umanità. Perciò si dovrebbe essere molto più sporcaccioni quando si ama che quando non c’è amore.

Spesso, però, capita l’esatto contrario: si mortifica la dimensione ludica proprio in funzione di una costruzione seriosa e grigia di amore, che considera il gioco qualcosa di impuro e superficiale. È lo stesso motivo per cui commisero gli intellettuali che ostentano cupezza e non si fanno mai una cazzo di risata, credendo così di darsi un’aria di profondità. In questo senso, io penso che davanti a quell’angelo – insieme a quell’angelo –  la Santa Teresa di Bernini sia colta allora nella pienezza giocosa e gioiosa di se stessa,  proiettata in una dimensione sovrasensoriale che una donna comune potrebbe comprendere solo immedesimandola nell’estasi sublime dell’amore carnale.

Può sembrare blasfemo, ma questa scultura ci dice che conoscere Dio è divertente, gioioso e profondo come un orgasmo. E, personalmente, credo che ogni uomo che ami intensamente e spiritualmente una donna debba impegnarsi, nel gioco della carne e dell’anima, ad essere quell’angelo. Il suo Bernini. 

Gian Lorenzo Bernini, Estasi di Santa Teresa, 1647-1652, Roma

© Testo di Salvatore Setola
In copertina: Visuale della Cappella Cornaro della Chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma – (se si condivide l’articolo indicare le fonti).

Centro Studi Normanni

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