Il culto di Santa Giuliana, patrona dei Territori giuglianesi

Il culto di Santa Giuliana, patrona dei Territori giuglianesi

RUBRICA – GIUGLIANO STORIA PATRIA

(a cura di Arturo D’Alterio)

Da tempo immemorabile Santa Giuliana è venerata non solo a Giugliano e nel villaggio di Deganzano ma in tutta l’area che fu dell’Ager cumanus. Per gli appassionati di storia locale, sempre utile ricordare che Deganzano fu territorio dei Varavalla Capece. Come da scrittura del 1299, conservata nei Regi Quinternoni, in cui viene riportato il trasferimento di Decanzanum a Marino Filomarino. Territorio, sempre trascritto a parte, nei successivi atti notarili di cessione del feudo, così fu per i Carbone, i Pinelli e i d’Aquino.

In una chiesa ad essa dedicata, al confine con Aversa, si onorava il culto di Santa Giuliana Vergine e Martire. Nel 1576 la Chiesa fu distrutta, al fine di permettere la costruzione di un Convento ai Frati Cappuccini. Fu dato obbligo di ricostruirne una nuova e di continuare ad officiare Messe in suo onore.

I Cappuccini edificarono così una chiesa a suo nome, pur tuttavia seguendo le loro tradizioni, iniziarono a solennizzare la festa non il 16 di Febbraio, giorno della ricorrenza, ma nei festeggiamenti della Santissima Trinità. La nuova chiesa fu arricchita dalle donazioni del feudatario Galeazzo Pinelli, da tradizione familiare molto vicino ai frati cappuccini.

Santa Giuliana fu Venerata con grande devozione non solo a Deganzano ma in tutti i Territori giuglianesi, anche prima e successivamente al periodo in cui fu Santa Patrona di Giugliano (1526). La Chiesa di Santa Sofia V. M. conservava le reliquie della mascella e due denti della Santa – nata a Nicomedia (Turchia) nel 285 d.C. – contenute in un simulacro d’argento. Donate nel giorno della ricorrenza del 1643, dall’abate del Santuario di Montevergine, il concittadino Geronimo Felicella.

Nel 1691 il duca di Giugliano Francesco Grillo, nuovo feudatario dalle notevoli risorse finanziarie, constatata la devozione ancora molta sentita verso Santa Giuliana, donò sempre alla Chiesa di Santa Sofia V. M. un ostensorio d’oro e argento ricoperto di diamanti e smeraldi raffigurante l’Antica Protettrice.

Ancora il 21 Luglio del 1761, i sacerdoti di Giugliano ottennero dalla Sacra Congregazione dei Riti di poter celebrare, nel giorno della ricorrenza il 16 di Febbraio, la Protettrice meno principale con <<lezioni proprie e di classe con l’ottava>>. Al Calendario marmoreo napoletano del IX sec., il 16 Febbraio è registrata la festa di San Giuliana, assegnata alla diocesi di Cuma <<et in Cumis natale Sanctae Julianae virginis>>. Più precisamente <<Cumis traslato S. Juliana V.e:M qua e Nicomedie martyrium consummavit>>.

Nel 1207 distrutta Cuma, ove si conservavano le reliquie di Santa Giuliana V. M., il corpo fu portato in salvo a Napoli dalle monache di Donnaromita. Il clero di Cuma, riferì alla popolazione giuglianese che nell’occasione dell’apertura del Sacro Avello si era sentito un profumo di Paradiso. La comunità di Giugliano, devota al culto della Santa, entusiasta nel sentire quanto accaduto, anche per la somiglianza con il nome, la elesse a Principale Protettrice, lasciando Sant’Anna per Avvocata e Protettrice meno principale.

© Testo di Arturo D’Alterio (foto da beweb)
In copertina: Martirio di Santa Giuliana di Nicola Cacciapuoti – (se si condivide l’articolo indicare le fonti).

Centro Studi Normanni

Lascia un commento